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Newsletter #3 - anno 2004
Banzigo Viaggi - Scubatravel

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FOTO DELLA SETTIMANA


In questo numero abbiamo deciso di occupare lo spazio dedicato alla foto settimana per inserirci la foto del nostro Stand a Genova.


L'appuntamento per Genova è fissato all'anno prossimo, per la Foto della settimana al prossimo numero!


RICETTA DELLA SETTIMANA
A cura di:
Andrea Beccaria

Involtini di pesce spada

Per 6 persone

600 g di pesce spada, in fette molto sottili
pangrattato
2 cucchiai grana padano grattugiato
1 cucchiaio pinoli
1 cucchiaio uvetta
1 cipolla tagliata sottilissima
olio extravergine di oliva quanto basta
2 cucchiai di prezzemolo tritato
sale e pepe
foglie di alloro

Per il ripieno:
In un poco di olio fate imbiondire la cipolla, quindi aggiungete 200 g di pesce spada tagliato a dadini molto sottili, 2 cucchiai di pan grattato, i pinoli, il grana padano, l’uva passa, il sale il pepe. Amalgamate bene il tutto e fate insaporire per qualche minuto.

Per gli involtini:
Nel frattempo spianate le altre fettine di pesce spada con il batticarne in modo da raggiungere uno spessore di circa 5 mm, adagiate al centro di ogni fettina un po' del composto appena preparato ed arrotolatela poi su se stessa, facendo in modo di chiudere bene le estremità, per evitare che il ripieno fuoriesca.
Passate gli involtini nel pangrattato (che avrete condito con sale e un po' di prezzemolo) battendoli bene così che aderisca; quindi infilzateli con uno spiedino, tenendoli separati da una foglia di alloro.
Quando sono tutti pronti, adagiateli su una pirofila leggermente unta con dell'olio, bagnateli con un filo di olio e fateli cuocere nel forno a 180° C per circa 20 minuti.

BUON APPETITO!!!!

ULTIM'ORA E CURIOSITA'


Plancton in volo nei cieli

Secondo un nuovo studio, l'uragano Nora verificatosi nel settembre 1997 - prima in Messico e poi dirigendosi verso la California del sud - trasportava plancton dall'Oceano Pacifico all'Oklahoma. I potenti venti della tempesta, al di sopra di 70 miglia all'ora, hanno sollevato dal mare spruzzi oceanici contenenti sale e microrganismi. Questi ultimi, bloccati all'interno dei cristalli di ghiaccio delle nubi, sono stati soltanto adesso individuati dagli scienziati della Nasa e dagli studiosi di numerose università. Per analizzare gli alti cirri dell'uragano e raccogliere i cristalli di ghiaccio, i ricercatori si sono serviti di sensori a terra nell'Utah e Oklahoma, di strumenti satellitari e di un velivolo di ricerca.
Plancton atmosferico. Gli effetti ottici spettacolari generati dal flusso degli alti cirri, tra cui aloni e archi, sono stati probabilmente il risultato del sale soffiato dalla tempesta intorno ai cristalli di ghiaccio puro. I ricercatori hanno rintracciato le nubi di Nora a est dell'Oklahoma, dopodiché si sarebbero dissipate mescolandosi con altra aria e depositandosi sulla terra; i cristalli, infine, si sarebbero volatilizzati e il plancton si sarebbe depositato nell'atmosfera. Capire come si sviluppano i cristalli di ghiaccio e che cosa determina le loro forme, è importante per comprendere come questi interagiscono con la luce solare e l'energia infrarossa. Queste interazioni sono processi fondamentali nel sistema globale del clima e per registrare le proprietà fisiche delle nuvole dallo spazio.

(Notizia aggiornata al 5 maggio 2003)

Fonte: Focus.it

 
Un caloroso saluto a tutti i nostri lettori che seguono con interesse la nostra Newsletter. Cogliamo l'occasione per ringraziare tutti coloro che sono passati a trovarci al nostro Stand, durante l'EUDI Show di Genova, e rinnoviamo sin da ora l'invito a rincontrarci ancora nell'edizione del prossimo anno. Questa esperienza, per noi la prima, ci ha regalato momenti di grande soddisfazione, soprattutto nell'incontrare faccia a faccia i tanti clienti entusiasti del
nostro lavoro. Vi ringraziamo ancora e speriamo di non deludervi mai! Rimanete in rete sono tante ancora le novità in arrivo...
Andrea Beccaria

NOVITA’ ED OFFERTE – A cura di Banzigo Viaggi

CORSO FOTOSUB – A cura di Simi Annibale

Tratto dal sito Bloob.it, il primo Portale Turistico Subacqueo in Italia
Fenomeni Ottici sott'acqua - L'Attenuazione

In acqua, anche nelle migliori condizioni di visibilità, vi è sempre una perdita di luminosità determinata da due diversi fenomeni: l'assorbimento e la diffusione.

Per assorbimento si intende la trasformazione delle radiazioni luminose in energia termica; per diffusione si intende invece il fenomeno causato dai numerosissimi corpuscoli in sospensione che sott' acqua assorbono, ed in parte deviano, la luce in ogni direzione, causando un effètto molto simile a quello che la nebbia provoca in aria.
Questi due ultimi fenomeni, porteranno pertanto ad una perdita di luminosità, proporzionale alla profondità, fino a raggiungere la completa ESTINZIONE della luce: tanto per dare dei riferimenti approssimativi ma pur sempre validi, nelle migliori condizioni di trasparenza dell'acqua.avremo una perdita di luminosità pari ad un 1/2 appena sotto la superficie, ad 1/4 a dieci metri di profondità, a 1/8 a venti metri e cosi di seguito sino al buio completo.

Visita il sito www.Bloob.it , potrai trovare le schede descrittive delle migliori immersioni in Italia ed in più rubriche di Biologia Marina, FotoSub ed Annunci di compra/vendita.

BIOLOGIA MARINA

Ciao a tutti appassionati di mare!
Questa settimana vorrei centrare l’attenzione su un problema a noi subacquei molto caro, visto che uno dei nostri principali svaghi è proprio il mare ed suoi abitanti: l’inquinamento sempre più massiccio che negli ultimi anni sta minacciando le nostre acque. Le coste del Mediterraneo, già di per sé molto popolate, vedono in estate raddoppiare il n°degli abitanti e il tutto viene aggravato dall’assenza in gran parte delle principali città costiere, di efficienti depuratori: ogni tipo di rifiuto compresi quelli di origine industriale, confluisce nelle fogne, che a loro volta convogliano il tutto in mare. Inoltre essendo il Mediterraneo un mare chiuso, si è visto che il tempo di ricambio è di circa 80 anni! (pensiamoci quando buttiamo qualcosa in mare!!!). Gli esperti hanno stilato una lista di specie che necessitano di una particolare attenzione perché classificate come specie a rischio e tra queste vi cito le più conosciute: la Spugna (Spugna officinalis), il Corallo rosso (Corallum rubrum), l’Ostrica alata (Pteria hirundo), la Pinna (Pinna nobilis), il dattero di mare (Lithophaga lithophaga), la Corvina (Sciaena umbra) la Cernia bruna (Epinephelus guaza) ed infine la Posidonia (Posidonia oceanica) oggetto del mio trattare odierno.

CLASSE Monocotiledoni
ORDINE Elobie
FAMIGLIA Posedoniacee


La Posidonia dai molti considerata un’alga, è invece una pianta superiore dotata quindi di radici, fusto, foglie e frutti. Essa, in un passato ormai lontano, aveva colonizzato la terra ferma, per poi tornare al mare e sceglierlo come suo habitat definitivo. E’ caratteristica dei nostri mari, con un parente stretto solo nelle acque australiane, e anche se spesso viene sottovalutata dal punto di vista del subacqueo poiché non è certo uno degli incontri più interessanti dei nostri fondali, è invece dal lato della biologia marina degna di nota, soprattutto perché tra le specie in pericolo.
Si trova dalla superficie fino ai 30-40 metri, su fondali sabbiosi e di detriti e più raramente sulla roccia. Ha foglie lunghe con nervature, riunite in 5-8 ciuffi che si dipartono da un rizoma comune, che le tiene fissate al terreno. I rizomi sono a loro volta intrecciati tra loro a formare sul substrato una fitta rete. Il colore delle foglie va dal verde chiaro brillante delle più giovani, fino al brunastro di quelle in procinto di cadere e le dimensioni raggiungono anche i 140 cm. Per quanto a pochissimi sia capitato di osservarlo, la Posidonia è anche soggetta ad una fioritura, che avviene però non tutti gli anni, da Ottobre a Dicembre e soprattutto nelle acque più calde: dal fiore fecondato, si distaccano dei semi galleggianti dette Olive di mare. Il modo in cui avviene per lo più la propagazione, resta comunque quello vegetativo attraverso i rizomi, che fa sì che lentamente si formino le caratteristiche “praterie” fino nel punto in cui l’assenza di luce non le permette più la vita. La presenza di questa pianta è testimoniata dal rinvenimento sulle nostre spiagge sia di numerose foglie bruno-verdastre, che distaccatesi in autunno hanno raggiunto la terra ferma, ma soprattutto dei caratteristici EGAGROPILI, buffe palle di materiale simile alla stoppa, nati dall’azione del mare sulle foglie più resistenti.
Questa pianta soffre molto del sempre più ingente inquinamento poiché, la diminuzione della limpidità e trasparenza dell’acqua e l’aumento della sedimentazione, ne compromettono la fotosintesi fino quasi a soffocarla, con gravi ripercussioni sull’ecosistema marino. Infatti tra le sue foglie sono presenti numerosi micro-habitat e tanto per darvi un’idea in numeri, ogni ettaro di prateria può ospitare fino a 150 tonnellate di biomassa animale, tra cui sono comprese 350 specie di ogni gruppo faunistico; inoltre un metro quadro di Posidonia produce per fotosintesi circa 15 litri di ossigeno … insomma il vero e proprio polmone del nostro mare!
Nelle prossime newsletter cercherò di parlarvi di altre specie a rischio per colpa dell’inquinamento, che sicuramente desteranno in voi maggior interesse, ma per il futuro, quando incontrerete la Posidonia, cercate di non vederla come una “rovina immersioni”, ma come un indispensabile tassello del mondo sottomarino e.. ricordate la newsletter n°2? Chi di voi avrebbe il coraggio di sottrarre la dimora al pesce ago cavallino??!!

L’ANGOLO DELL’ATTREZZATURA – A cura di Claudio Badessi in arte
“Mr Gadget”

Cintura con bretelle

In questo numero parliamo (anzi scriviamo) della cintura di zavorra, il “cilicio” generalmente molto pesante che siamo obbligati a portare in immersione e che ammazza i nostri poveri reni. Sinceramente, quando si vede una persona che per scendere in acqua ha bisogno di solo tre o quattro panetti di piombo, un po’ di invidia ci viene ma, per la stragrande maggioranza delle persone, specialmente con l’utilizzo della stagna nella stagione fredda, diventa necessario portarsi in acqua molti chili. La semplice cintura di zavorra caricata con molto peso, strapazza la schiena e la possibilità di far gravare il peso anche sulle spalle diventa una necessità per meglio distribuire gli sforzi.
Nei scorsi anni ho utilizzato, in special modo con la stagna, una bellissima giberna con le tasche laterali dove andavano i sacchetti di piombini ma, vuoi per l’ingombro che mi procurava sotto il GAV, vuoi per il fatto che le tasche laterali rimanevano troppo dritte, non mi sentivo a mio agio; anche il GAV con la zavorra integrata non mi ha entusiasmato granchè (a parte qualche remora didattica) e quindi sono ritornato alla vecchia cara cintura ma con qualche modifica. Per la cintura classica esistono già in commercio vari tipi di bretelle che, con pochi euro e fatica, permette di ben bilanciare il peso tra vita/spalle. Generalmente, questa bretella ha un pezzo singolo dove si inserisce la cintura (posteriormente) e si sdoppia sul davanti con due fastex per lo sgancio rapido e le fibbie per la regolazione in altezza; tanto per fare una cosa diversa, io ho aggiunto un fastex anche dietro perché ho provato una volta a sganciarla solo dal davanti ma è stato molto difficoltoso far sfilare le bretelle sotto il gav. Per evitare che gli spallacci della zavorra andassero a rovinare la muta, ho anche sacrificato una “gamba” della vecchia 3mm, ritagliando due rettangoli lunghi una cinquantina di centimetri e larghi il doppio della cintura. Ho creato così due “tubi” con il neoprene (incollati e cuciti) e li ho fissati a loro volta sulla parte che va sulle spalle completando così la preparazione.
Lo stesso stratagemma si può adottare con la cintura a tasche (anche più morbida e confortevole..) ma in questo caso, non potendo utilizzare le bretelle normali, saremo costretti ad confezionarci “ad hoc” la bretella con ago, filo e fastex… mi sa tanto che ho trovato cosa fare nel fine settimana !!!!
A presto.

IL LIBRO CONSIGLIATO – A Cura di Libreria Nautica Clypper

La vera storia del pirata Long John Silver Long John Silver
1995 - Traduzione dallo svedese di Katia De Marco - Introduzione di Roberto Mussapi
I ed.: Ottobre 1998
pp. 528 - € 18,50

Ci viene qui restituito, in tutta la sua ambigua attrazione e vitalità, un personaggio nato già immortale, il terribile pirata con una gamba sola dell’Isola del Tesoro, che ricompare intento a scrivere le sue memorie, e insieme a lui l’universo piratesco, le tempeste, gli arrembaggi, le efferatezze dei pirati ma anche la loro sfida libertaria di ribelli contro il cinismo dei potenti. Riscopriamo così la capacità di sognare e di abbandonarci alla fantasia, grazie al trascinante racconto in cui si intrecciano sapientemente la suspense e l’avventura all’interno di un sottile gioco letterario che stimola la nostra complicità.
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