| 
FOTO DELLA SETTIMANA
In
questo numero abbiamo deciso
di occupare lo spazio dedicato
alla foto settimana per inserirci
la foto del nostro Stand a
Genova.
L'appuntamento per Genova
è fissato all'anno
prossimo, per la Foto della
settimana al prossimo numero!
|
|

RICETTA
DELLA SETTIMANA
A
cura di:
Andrea Beccaria
Involtini
di pesce spada
Per
6 persone
600 g di pesce spada, in fette
molto sottili
pangrattato
2 cucchiai grana padano grattugiato
1 cucchiaio pinoli
1 cucchiaio uvetta
1 cipolla tagliata sottilissima
olio extravergine di oliva
quanto basta
2 cucchiai di prezzemolo tritato
sale e pepe
foglie di alloro
Per
il ripieno:
In un poco di olio fate
imbiondire la cipolla, quindi
aggiungete 200 g di pesce
spada tagliato a dadini
molto sottili, 2 cucchiai
di pan grattato, i pinoli,
il grana padano, l’uva
passa, il sale il pepe.
Amalgamate bene il tutto
e fate insaporire per qualche
minuto.
Per gli involtini:
Nel frattempo spianate le
altre fettine di pesce spada
con il batticarne in modo
da raggiungere uno spessore
di circa 5 mm, adagiate
al centro di ogni fettina
un po' del composto appena
preparato ed arrotolatela
poi su se stessa, facendo
in modo di chiudere bene
le estremità, per
evitare che il ripieno fuoriesca.
Passate gli involtini nel
pangrattato (che avrete
condito con sale e un po'
di prezzemolo) battendoli
bene così che aderisca;
quindi infilzateli con uno
spiedino, tenendoli separati
da una foglia di alloro.
Quando sono tutti pronti,
adagiateli su una pirofila
leggermente unta con dell'olio,
bagnateli con un filo di
olio e fateli cuocere nel
forno a 180° C per circa
20 minuti.
BUON
APPETITO!!!!
|
|
ULTIM'ORA
E CURIOSITA'
Plancton
in volo nei cieli
Secondo
un nuovo studio, l'uragano
Nora verificatosi nel settembre
1997 - prima in Messico
e poi dirigendosi verso
la California del sud -
trasportava plancton dall'Oceano
Pacifico all'Oklahoma. I
potenti venti della tempesta,
al di sopra di 70 miglia
all'ora, hanno sollevato
dal mare spruzzi oceanici
contenenti sale e microrganismi.
Questi ultimi, bloccati
all'interno dei cristalli
di ghiaccio delle nubi,
sono stati soltanto adesso
individuati dagli scienziati
della Nasa e dagli studiosi
di numerose università.
Per analizzare gli alti
cirri dell'uragano e raccogliere
i cristalli di ghiaccio,
i ricercatori si sono serviti
di sensori a terra nell'Utah
e Oklahoma, di strumenti
satellitari e di un velivolo
di ricerca.
Plancton atmosferico. Gli
effetti ottici spettacolari
generati dal flusso degli
alti cirri, tra cui aloni
e archi, sono stati probabilmente
il risultato del sale soffiato
dalla tempesta intorno ai
cristalli di ghiaccio puro.
I ricercatori hanno rintracciato
le nubi di Nora a est dell'Oklahoma,
dopodiché si sarebbero
dissipate mescolandosi con
altra aria e depositandosi
sulla terra; i cristalli,
infine, si sarebbero volatilizzati
e il plancton si sarebbe
depositato nell'atmosfera.
Capire come si sviluppano
i cristalli di ghiaccio
e che cosa determina le
loro forme, è importante
per comprendere come questi
interagiscono con la luce
solare e l'energia infrarossa.
Queste interazioni sono
processi fondamentali nel
sistema globale del clima
e per registrare le proprietà
fisiche delle nuvole dallo
spazio.
(Notizia
aggiornata al 5 maggio 2003)
Fonte:
Focus.it
|
|
|
|
|
|
Un
caloroso saluto a
tutti i nostri lettori
che seguono con interesse
la nostra Newsletter.
Cogliamo l'occasione
per ringraziare tutti
coloro che sono passati
a trovarci al nostro
Stand, durante l'EUDI
Show di Genova, e
rinnoviamo sin da
ora l'invito a rincontrarci
ancora nell'edizione
del prossimo anno.
Questa esperienza,
per noi la prima,
ci ha regalato momenti
di grande soddisfazione,
soprattutto nell'incontrare
faccia a faccia i
tanti clienti entusiasti
del |
nostro
lavoro. Vi ringraziamo ancora
e speriamo di non deludervi
mai! Rimanete in rete sono
tante ancora le novità
in arrivo...
Andrea Beccaria |
|
|
|
NOVITA’
ED OFFERTE – A
cura di Banzigo
Viaggi |
|
|
|
|
CORSO
FOTOSUB – A cura
di Simi Annibale |
Tratto
dal sito Bloob.it, il
primo Portale Turistico
Subacqueo in Italia
Fenomeni
Ottici sott'acqua - L'Attenuazione
In acqua, anche nelle
migliori condizioni di
visibilità, vi
è sempre una perdita
di luminosità determinata
da due diversi fenomeni:
l'assorbimento e la diffusione.
Per
assorbimento si intende
la trasformazione delle
radiazioni luminose in
energia termica; per diffusione
si intende invece il fenomeno
causato dai numerosissimi
corpuscoli in sospensione
che sott' acqua assorbono,
ed in parte deviano, la
luce in ogni direzione,
causando un effètto
molto simile a quello
che la nebbia provoca
in aria.
Questi due ultimi fenomeni,
porteranno pertanto ad
una perdita di luminosità,
proporzionale alla profondità,
fino a raggiungere la
completa ESTINZIONE della
luce: tanto per dare dei
riferimenti approssimativi
ma pur sempre validi,
nelle migliori condizioni
di trasparenza dell'acqua.avremo
una perdita di luminosità
pari ad un 1/2 appena
sotto la superficie, ad
1/4 a dieci metri di profondità,
a 1/8 a venti metri e
cosi di seguito sino al
buio completo.
Visita il sito www.Bloob.it
, potrai trovare le schede
descrittive delle migliori
immersioni in Italia ed
in più rubriche
di Biologia Marina, FotoSub
ed Annunci di compra/vendita.
|
|
Ciao
a tutti appassionati di
mare!
Questa settimana vorrei
centrare l’attenzione
su un problema a noi subacquei
molto caro, visto che uno
dei nostri principali svaghi
è proprio il mare
ed suoi abitanti: l’inquinamento
sempre più massiccio
che negli ultimi anni sta
minacciando le nostre acque.
Le coste del Mediterraneo,
già di per sé
molto popolate, vedono in
estate raddoppiare il n°degli
abitanti e il tutto viene
aggravato dall’assenza
in gran parte delle principali
città costiere, di
efficienti depuratori: ogni
tipo di rifiuto compresi
quelli di origine industriale,
confluisce nelle fogne,
che a loro volta convogliano
il tutto in mare. Inoltre
essendo il Mediterraneo
un mare chiuso, si è
visto che il tempo di ricambio
è di circa 80 anni!
(pensiamoci quando buttiamo
qualcosa in mare!!!). Gli
esperti hanno stilato una
lista di specie che necessitano
di una particolare attenzione
perché classificate
come specie a rischio e
tra queste vi cito le più
conosciute: la Spugna (Spugna
officinalis), il Corallo
rosso (Corallum rubrum),
l’Ostrica alata (Pteria
hirundo), la Pinna (Pinna
nobilis), il dattero di
mare (Lithophaga lithophaga),
la Corvina (Sciaena umbra)
la Cernia bruna (Epinephelus
guaza) ed infine la Posidonia
(Posidonia oceanica) oggetto
del mio trattare odierno.
CLASSE
Monocotiledoni
ORDINE Elobie
FAMIGLIA Posedoniacee
La Posidonia dai molti considerata
un’alga, è
invece una pianta superiore
dotata quindi di radici,
fusto, foglie e frutti.
Essa, in un passato ormai
lontano, aveva colonizzato
la terra ferma, per poi
tornare al mare e sceglierlo
come suo habitat definitivo.
E’ caratteristica
dei nostri mari, con un
parente stretto solo nelle
acque australiane, e anche
se spesso viene sottovalutata
dal punto di vista del subacqueo
poiché non è
certo uno degli incontri
più interessanti
dei nostri fondali, è
invece dal lato della biologia
marina degna di nota, soprattutto
perché tra le specie
in pericolo.
Si trova dalla superficie
fino ai 30-40 metri, su
fondali sabbiosi e di detriti
e più raramente sulla
roccia. Ha foglie lunghe
con nervature, riunite in
5-8 ciuffi che si dipartono
da un rizoma comune, che
le tiene fissate al terreno.
I rizomi sono a loro volta
intrecciati tra loro a formare
sul substrato una fitta
rete. Il colore delle foglie
va dal verde chiaro brillante
delle più giovani,
fino al brunastro di quelle
in procinto di cadere e
le dimensioni raggiungono
anche i 140 cm. Per quanto
a pochissimi sia capitato
di osservarlo, la Posidonia
è anche soggetta
ad una fioritura, che avviene
però non tutti gli
anni, da Ottobre a Dicembre
e soprattutto nelle acque
più calde: dal fiore
fecondato, si distaccano
dei semi galleggianti dette
Olive di mare. Il modo in
cui avviene per lo più
la propagazione, resta comunque
quello vegetativo attraverso
i rizomi, che fa sì
che lentamente si formino
le caratteristiche “praterie”
fino nel punto in cui l’assenza
di luce non le permette
più la vita. La presenza
di questa pianta è
testimoniata dal rinvenimento
sulle nostre spiagge sia
di numerose foglie bruno-verdastre,
che distaccatesi in autunno
hanno raggiunto la terra
ferma, ma soprattutto dei
caratteristici EGAGROPILI,
buffe palle di materiale
simile alla stoppa, nati
dall’azione del mare
sulle foglie più
resistenti.
Questa pianta soffre molto
del sempre più ingente
inquinamento poiché,
la diminuzione della limpidità
e trasparenza dell’acqua
e l’aumento della
sedimentazione, ne compromettono
la fotosintesi fino quasi
a soffocarla, con gravi
ripercussioni sull’ecosistema
marino. Infatti tra le sue
foglie sono presenti numerosi
micro-habitat e tanto per
darvi un’idea in numeri,
ogni ettaro di prateria
può ospitare fino
a 150 tonnellate di biomassa
animale, tra cui sono comprese
350 specie di ogni gruppo
faunistico; inoltre un metro
quadro di Posidonia produce
per fotosintesi circa 15
litri di ossigeno …
insomma il vero e proprio
polmone del nostro mare!
Nelle prossime newsletter
cercherò di parlarvi
di altre specie a rischio
per colpa dell’inquinamento,
che sicuramente desteranno
in voi maggior interesse,
ma per il futuro, quando
incontrerete la Posidonia,
cercate di non vederla come
una “rovina immersioni”,
ma come un indispensabile
tassello del mondo sottomarino
e.. ricordate la newsletter
n°2? Chi di voi avrebbe
il coraggio di sottrarre
la dimora al pesce ago cavallino??!!
|
|
|
|
L’ANGOLO
DELL’ATTREZZATURA
– A cura di Claudio
Badessi in arte
“Mr Gadget” |
Cintura
con bretelle
In
questo numero parliamo
(anzi scriviamo) della
cintura di zavorra, il
“cilicio”
generalmente molto pesante
che siamo obbligati a
portare in immersione
e che ammazza i nostri
poveri reni. Sinceramente,
quando si vede una persona
che per scendere in acqua
ha bisogno di solo tre
o quattro panetti di piombo,
un po’ di invidia
ci viene ma, per la stragrande
maggioranza delle persone,
specialmente con l’utilizzo
della stagna nella stagione
fredda, diventa necessario
portarsi in acqua molti
chili. La semplice cintura
di zavorra caricata con
molto peso, strapazza
la schiena e la possibilità
di far gravare il peso
anche sulle spalle diventa
una necessità per
meglio distribuire gli
sforzi.
Nei scorsi anni ho utilizzato,
in special modo con la
stagna, una bellissima
giberna con le tasche
laterali dove andavano
i sacchetti di piombini
ma, vuoi per l’ingombro
che mi procurava sotto
il GAV, vuoi per il fatto
che le tasche laterali
rimanevano troppo dritte,
non mi sentivo a mio agio;
anche il GAV con la zavorra
integrata non mi ha entusiasmato
granchè (a parte
qualche remora didattica)
e quindi sono ritornato
alla vecchia cara cintura
ma con qualche modifica.
Per la cintura classica
esistono già in
commercio vari tipi di
bretelle che, con pochi
euro e fatica, permette
di ben bilanciare il peso
tra vita/spalle. Generalmente,
questa bretella ha un
pezzo singolo dove si
inserisce la cintura (posteriormente)
e si sdoppia sul davanti
con due fastex per lo
sgancio rapido e le fibbie
per la regolazione in
altezza; tanto per fare
una cosa diversa, io ho
aggiunto un fastex anche
dietro perché ho
provato una volta a sganciarla
solo dal davanti ma è
stato molto difficoltoso
far sfilare le bretelle
sotto il gav. Per evitare
che gli spallacci della
zavorra andassero a rovinare
la muta, ho anche sacrificato
una “gamba”
della vecchia 3mm, ritagliando
due rettangoli lunghi
una cinquantina di centimetri
e larghi il doppio della
cintura. Ho creato così
due “tubi”
con il neoprene (incollati
e cuciti) e li ho fissati
a loro volta sulla parte
che va sulle spalle completando
così la preparazione.
Lo stesso stratagemma
si può adottare
con la cintura a tasche
(anche più morbida
e confortevole..) ma in
questo caso, non potendo
utilizzare le bretelle
normali, saremo costretti
ad confezionarci “ad
hoc” la bretella
con ago, filo e fastex…
mi sa tanto che ho trovato
cosa fare nel fine settimana
!!!!
A presto.
|
|
|
|
IL
LIBRO CONSIGLIATO
– A Cura di Libreria
Nautica Clypper
La
vera storia del
pirata Long John
Silver Long John
Silver
1995 - Traduzione
dallo svedese
di Katia De Marco
- Introduzione
di Roberto Mussapi
I ed.: Ottobre
1998
pp. 528 - €
18,50 |
Ci
viene qui restituito,
in tutta la sua ambigua
attrazione e vitalità,
un personaggio nato già
immortale, il terribile
pirata con una gamba sola
dell’Isola del Tesoro,
che ricompare intento
a scrivere le sue memorie,
e insieme a lui l’universo
piratesco, le tempeste,
gli arrembaggi, le efferatezze
dei pirati ma anche la
loro sfida libertaria
di ribelli contro il cinismo
dei potenti. Riscopriamo
così la capacità
di sognare e di abbandonarci
alla fantasia, grazie
al trascinante racconto
in cui si intrecciano
sapientemente la suspense
e l’avventura all’interno
di un sottile gioco letterario
che stimola la nostra
complicità.
Per tutti i nostri clienti
tessera annuale con sconto
in convenzione del 10%.
LIBRERIA NAUTICA CLYPPER
- Via M. Bragadin, 42
- 00136 Roma - www.librerianautica.it
|
|
|