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FOTO DELLA
SETTIMANA
Nome comune:
Attinia Famiglia:
Attinidi Ordine:
Attiniari Classe:
Antozoi Commento: Macro dei
tentacoli di un'attinia. Ustica 2005
Autore: Andrea Beccaria
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IL
MARE IN PENTOLA A cura di:
Andrea Beccaria
SPIGOLA
AL FINOCCHIETTO SELVATICO
Ingredienti
per 4 persone
4 spigole sfilettate da circa
400 gr., 2 cucchiai di olio extra vergine di
oliva, 20 ml. di liquore all'anice, 1 noce
di burro, 10 semi di finocchio selvatico,
prezzemolo tritato fresco, 1 bicchiere di
vino bianco secco, sale, pepe e farina.
Preparazione: Salare, pepare e
infarinare i filetti di branzino da entrambi i
lati. In una padella di buone dimensioni far
scaldare bene l'olio, adagiare i filetti di
branzino e farli dorare. Eliminare l'olio di
cottura e versare il vino bianco, il liquore
all'anice, i semi di finocchio e cuocere ancora
per 3-4 minuti. A questo punto togliere i filetti
adagiandoli su un piatto di portata. Legare la
salsa a fuoco vivo con la noce di burro e disporla
intorno al pesce aggiungendo il
prezzemolo.
BUON
APPETITO!!!!
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ULTIM'ORA E CURIOSITA'
a
cura di Francesca
Fusco
AMBIENTE: WWF, ALLARME PER I
DELFINI FLUVIALI ASIATICI
(ANSA)
- ROMA, 21 MAR - I delfini che vivono nei fiumi
asiatici sono in pericolo di estinzione a causa
dell'inquinamento e delle attivita' umane.
L'allarme viene da Wwf. Una volta numerosi, i
delfini d'acqua dolce che vivono nel fiume
Yangtze, per esempio, sono ridotti a circa 13
individui. La presenza di questi mammiferi e' -
secondo il Wwf - un indicatore chiave della salute
dei fiumi, non solo per gli effetti diretti
dell'acqua su di loro, ma perche' la loro vita
dipende dai pesci, molto sensibili allo stato
dell'ambiente. Varie specie di delfini popolano lo
Yangtze, il Gange, l'Indo e altri fiumi del sud
est asiatico. I problemi di questi corsi d'acqua
sono l'inquinamento industriale e agricolo
(residui di anticrittogamici sono stati trovati
nei tessuti dei delfini) ma anche dal prelievo di
acque dai fiumi per attivita' umane (si calcola
che solo il 5% dell'aqua del Gange raggiunga il
mare). L'allarme del Wwf viene nell'ambito del
decennio internazionale delle Nazioni Unite di
'Acqua per la Vita', che verra' lanciato domani.
(ANSA).
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NOVITA’ ED OFFERTE – A cura di
Banzigo
Viaggi |
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CORSO FOTOSUB – A cura di Annibale Simi
| Tratto dal sito Bloob.it, il primo
Portale Turistico Subacqueo in
Italia Composizione e Tecnica -
Illuminazione di Annibale
Simi
L'illuminazione, che può
essere fornita dalla luce ambiente, dai
lampeggiatori da ambedue (luce mista), dovrà
essere distribuita sul fotogramma in maniera tale
da costituire un tutto armonico che consenta la
leggibilità dell'immagine e in cui si potranno
creare o forti contrasti, o morbidezza delle
immagini a seconda del proprio gusto personale. In
ogni caso l'illuminazione darà la possibilità
anche attraverso particolari angolazioni dei
flash, di ottenere effetti di luci e ombre tali da
conferire tridimensionalità alle immagini. Ma
per ottenere tutto ciò bisogna conoscere le regole
fondamentali per gestire la luce sott' acqua.
Consideriamo per prima cosa i
meccanismi che abbiamo a disposizione per
aumentare o diminuire la quantità di luce che
attraverso l'obbiettivo colpirà la pellicola
fotografica: essi sono : -i tempi -i
diaframmi più il tempo sarà veloce, minor
quantità di luce passerà, più il diaframma sarà
aperto (numero più piccolo), avremo maggior
quantità di luce: l'utilizzazione congiunta di
questi due sistemi consente molteplici variabili
che possono portare a risultati diversi
utilizzando in pratica la stessa quantità di luce
disponibile.
Per misurare correttamente la luce
abbiamo a disposizione gli esposimetri incorporati
nel sistema fotografico; in assenza di questi si
valuterà la quantità di luce presente in relazione
alla profondità e alla distanza
soggetto/obbiettivo, seguendo le
leggi dell'assorbimento della luce spiegato in
precedenza. Tutto ciò per le riprese in luce
ambiente, le cui caratteristiche cromatiche
seguiranno la legge dell' assorbimento selettivo
della luce; se vorremo invece ricreare i veri
colori dell' ambiente sottomarino dovremo
adoperare un lampeggiatore la cui operatività è
determinata dal numero guida che è strettamente
correlato alla potenza dell' emissione
luminosa. In pratica il numero guida indica
l'apertura del diaframma "f:" che va impostato per
avere una corretta esposizione ad un metro
di distanza. Il tempo di otturazione non
influenzerà minimamente i soggetti illuminati dal
lampeggiatore, ma solo lo sfondo, che potrà
risultare completamente nero (tempi brevi), oppure
ben leggibile ed inserito perfettamente nei
soggetti illuminati artificialmente (luce
mista). In pratica conoscendo il numero guida,
si possono ottenere i valori del diaframma da
impostare a un distanza conosciuta per mezzo
della seguente formula: f:= numero guida /
distanza
Tutto ciò riferito per convenzione
a una sensibilità della pellicola di
100ASA.
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immersioni in Italia ed in più rubriche di
Biologia Marina, FotoSub ed Annunci di
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BIOLOGIA MARINA – A Cura di
Francesca Fusco
| Cavallucci marini (Ippocampi)
Nome scientifico:
Singnatidi (Syngnathidae) Nome in Inglese: Sea
horses, pipefishes
Avete mai visto un cavalluccio di mare?
Non c'è da stupirsi se la risposta, per molti,
sarà di no. In molti mari del mondo ippocampi e
pesci ago stanno diventando molto rari, per varie
ragioni. Molte specie di singnatidi sono
minacciate di estinzione per le attività umane nei
loro ambienti e per la pesca eccessiva. Le
principali ragioni per cui vengono pescati sono la
vendita come souvenir e il loro uso nella medicina
tradizionale Cinese come tonico, che ritarda
l'invecchiamento della pelle e di alcune
ghiandole. Una interpretazione un po' deviante attribuisce loro
potere afrodisiaco (immeritato) e potrebbe
condannarli all'estinzione. Anche dove sono
presenti, vederli non è affatto facile: sono
piccoli, decisamente mimetici, frequentano
ambienti (lagune, baie costiere) dove spesso il
subacqueo non si immerge. Nonostante la
difficoltà nel vederli (o forse anche per questo)
gli ippocampi sono molto popolari tra i subacquei,
per la bellezza, per la forma stranissima (sono
pesci, anche se molti non ci credono…), per lo
stile di vita. Appartengono alla classe dei
Pesci Ossei, e all'ordine dei Singnatiformi. Sono
pesci di taglia piccola, sottili, allungati, col
corpo protetto da una serie di anelli di placche
ossee. La caratteristica principale è quella di
avere le mascelle fuse assieme in una bocca a
tubo, allungata, con apertura terminale e senza
denti. Questo dà loro un'aspetto caratteristico,
un muso cavallino, soprattutto nei cavallucci
marini o ippocampi che stazionano in posizione
eretta con il capo piegato in avanti. Rispetto
all'anatomia del pesce tipo, abbiamo vistose
deviazioni. Le branchie sono chiuse, si aprono solo attraverso un
piccolo poro. La bocca è a tubo, senza denti. Le
pinne ventrali mancano, le pinne anale e caudale
possono essere molto ridotte o mancare. La lunga
coda articolata è prensile in molte specie. Il
capo è mobilissimo, dotato di un collo. La
propulsione nel nuoto è data dal movimento della
pinna dorsale, con la partecipazione delle
pettorali. Il sistema di riproduzione è unico:
durante l'accoppiamento, la femmina passa le uova
fecondate al maschio, che le incuberà in un
marsupio ventrale (ippocampi) o semplicemente
attaccate lungo il ventre e la coda (pesci ago
). Quasi tutte le specie vivono in acque
costiere poco profonde, in laguna o baia. Si
nutrono di piccoli crostacei, che ingoiano interi
dopo averli aspirati attraverso il tubo boccale.
Un movimento dei muscoli boccali determina una
depressione nell'interno del tubo, e quando la
bocca viene aperta risucchia letteralmente la
preda. Assai poco mobili, vivono in coppie che
possono rimanere unite per tutta la vita. I
pesci ago possono ricordare per forma le famiglie
affini dei pesci trombetta e dei pesci flauto. Se
ne differenziano per la forma e disposizione delle
pinne, oltre che per le dimensioni
ridotte. Negli ultimi anni diverse specie di
cavalluccio marino pigmeo sono state scoperte, in
particolare in Indonesia. La descrizione di alcune
specie è ancora in corso.
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L’ANGOLO
DELL’ATTREZZATURA – A cura di Claudio Badessi in
arte “Mr
Gadget” | Custodie per digitali e
profondità massima - la
riparazione
Bentrovati a tutti. Continuiamo
con il racconto del ripristino della macchinetta
digitale e della custodia semi-allagate fatta la
puntata precedente. Cominciamo con la macchinetta
alla quale, già sul gommone, avevo tolto le
batterie e cercato di asciugare alla meglio
l`acqua entrata nella parte bassa. Non ho usato
volutamente il soffiettino che si collega alla
frusta del gav perché temevo che quella poca acqua
arrivata nel fondo potesse essere nebulizzata nel
resto della macchinetta. Arrivati in albergo,
"santianno" come direbbe il buon Montalbano per
tutto il percorso, ho aperto la digitale ed ho
asciugato tutti i circuiti con un cotton fiock e
controllato che non ne fosse andata all`interno. A
casa, con tutta calma, l'ho riaperta ed ho passato
tutti i contatti con un liquido antiossidante (le
viti già si stavano ossidando). Attenzione alle
parti con piccoli ingranaggi/molle perché sono
veramente molto delicati (vedi apertura vano
batterie). Per la custodia, dopo un buon
risciacquo con acqua dolce al diving, al ritorno
volevo assolutamente capire se si fosse crinata la
scafandratura o fosse solo un problema di tenuta
degli o-ring. Come fare percapirlo? Sicuramente
bisognava riportarla a pressione e con l'ausilio
della cameretta iperbarica non sarebbe stato
problematico ma come individuare il punto preciso
dell'eventuale infiltrazione? Pensa che ti ripensa
la soluzione mi è venuta a tavola notando che una
goccia di acqua sopra il tovagliolo verde
risultava molto visibile per la macchia scura che
provocava. Detto fatto, riempito lo scafandro di
tre tovaglioli, messo sotto pressione a -10 già
faceva bollicine degne di un
acquario.... Rilevato che il problema era l
oblò,l'ho smontato tutto, visto dove si era
piegata una guarnizione, l'ho messa a posto, ho
pulito tutto e rimontato. Svariate prove a -40
hanno dato esito positivo.... Per questa volta mi
ha detto bene, fatene esperienza.... A
presto.
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IL LIBRO CONSIGLIATO – A Cura di
Libreria Nautica
Clypper Alexandre Olivier Exquemelin
Bucanieri nei Caraibi pag. 296, genere
STORIA, 2005, € 19,00
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Cronache di un
medico pirata: Alexandre O. Exquemelin. Nato
probabilmente in Francia attorno al 1645, studente
in medicina, Exquemelin arriva sull'isola di
Tortuga nel 1666. Dopo un periodo passato in
servitù, si unisce ai bucanieri e partecipa in
prima persona ad alcune delle loro imprese più
note, come la presa di Maracaibo e quella di
Panama, conoscendo di persona il celeberrimo
corsaro-pirata Henry Morgan. Nel 1670 tornò in
Europa rifugiandosi in Olanda, forse perchè di
religione calvinista, e nove anni dopo divenne
medico. Da allora si perse ogni traccia, ed
indubbia è la data della sua morte, ipotizzata nel
1707.
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