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Uomini e coralli,
uniti nel DNA
Di solito si pensa che più due specie
sono simili, più geni hanno in comune.
L'uomo e lo scimpanzé, per esempio,
hanno circa il 95 per cento di geni uguali.
È stato quindi accolto con una certa
sorpresa il lavoro che alcuni ricercatori,
guidati da D. Kortschak, hanno pubblicato
sulla rivista Current biology.
Studiando oltre 1300 geni del corallo australiano
Acropora millepora, è stato scoperto
che il 90 per cento di questi geni sono
presenti anche nell'uomo. Ma che addirittura
il 10 per cento non è presente in
specie che si pensava fossero più
simili all'uomo, come il moscerino della
frutta e il nematode Caenorhabditis elegans,
un vermetto spesso usato nelle ricerca di
genetica.
Uomini e coralli. Il corallo infatti è
alla base di tutti gli alberi filogenetici,
come animale estremamente primitivo. Il
fatto che abbiamo in comune geni con il
corallo e non con il moscerino significa
che non è più possibile costruire
“alberi genealogici” certi basati
soltanto sui geni, perché alcuni
di essi possono essere presenti in specie
anche molto distanti fra loro.
Le conseguenze di questa scoperta possono
essere molte; prima di tutto alcuni geni
che si pensava fossero un'“innovazione
dei vertebrati” potrebbero avere invece
un'origine molto più antica ed essere
rimasti nei vertebrati stessi e in altri
animali solo lontanamente imparentati. Secondo,
non è poi così strano che
alcune specie possano, nel corso della loro
evoluzione, “scartare” alcuni
geni che non servono più. Un'idea
controversa, ma che sembra aver avuto la
conferma con questo studio.
(Notizia aggiornata il 24 dicembre 2003)
Fonte: Focus
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