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Caccia al tesoro sommerso
del Galeone Deliverance
Stati
Uniti, Spagna e Francia si contendono la
proprietà dell'immenso tesoro. La
Notre Dame de la Deliverance affondò
al largo della Florida nel 1755. Una squadra
di sub americani certa di poter scovare
l'oro.
di Michela Coricelli
Un carico di 437 chili di lingotti d’oro,
15.399 dobloni d’oro, 153 casse di
polvere d’oro, spade, orologi, gioielli,
pietre preziose e 24 chili d’argento.
A bordo del galeone Notre Dame de la Deliverance,
affondato a largo della Florida il primo
novembre 1755, potrebbe essere nascosto
il più grande tesoro sottomarino
della storia. Ma il bottino – che
secondo il quotidiano El Mundo dovrebbe
valere oltre tre miliardi di euro - ha fatto
scatenare una disputa internazionale fra
un’impresa statunitense di cacciatori
di tesori e la Spagna. La nave riposa da
quasi 250 anni sul fondo del mare, a 60
metri di profondità e a circa 74
chilometri da Key West. Il suo viaggio fu
interrotto da un terribile uragano mentre
trasportava le ricchezze del Nuovo Mondo
– in particolare i preziosi metalli
delle mine messicane, peruviane e colombiane-
verso la corte spagnola di Carlo III.
Per due secoli e mezzo nessuno ha disturbato
il sonno del galeone, finché l’impresa
di sub americani è riuscita a strappare
a un tribunale della Florida il diritto
alla caccia al tesoro, vietando a possibili
nuove spedizioni di avvicinarsi al relitto.
La sentenza del tribunale non prevede ancora
il riscatto del bottino, ma taglia le gambe
ad altri eventuali “pirati”.
Nonostante lo scetticismo di alcuni archeologi,
l’impresa di Portland è certa
di aver individuato il tesoro più
straordinario mai scoperto finora nelle
profondità marine, e per assicurarsi
tutti i diritti, ha presentato il catalogo
dettagliato del carico della “Deliverance”
così come veniva descritto dagli
storici dell’epoca. Ma la Spagna non
è disposta a restare a guardare,
mentre le stive del galeone vengono svuotate,
e reclama la proprietà di tutto il
carico. Un antico trattato firmato con gli
Stati Uniti- risalente al 1902- offre un
appiglio agli spagnoli, e lo stesso Dipartimento
di Stato americano sembra dar ragione a
Madrid. Del resto, esiste anche un importante
precedente: il Tribunale Supremo statunitense,
lo scorso anno, negò allo Stato della
Viriginia e al cacciatore di tesori Ben
Benson ogni possibile diritto sulla fregata
spagnola “Juno”. Insomma, per
mettere le mani su una nave spagnola- sia
essa sulla superficie, sia nei fondali del
mare- serve un’autorizzazione del
governo di Madrid. I trabocchetti internazionali
di questa complicata caccia al tesoro non
finiscono qui, perché in realtà
la “Notre Dame de la Deliverance”
non era spagnola, bensì francese.
Nel ‘700 tutta la flotta della Spagna
era impegnata nella guerra contro il Regno
Unito: per il trasporto delle merci e dei
tesori dalle Americhe, spesso venivano utilizzate
navi della Compagnia Francese delle Indie
Occidentali. Non a caso, insieme ai marinai
spagnoli a largo della Florida riposano
anche numerosi cadaveri di navigatori francesi.
Parigi potrebbe decidere di gettarsi nella
disputa, e reclamare la “Deliverance”:
il tesoro della “Deliverance”
rischia di restare sul fondo del mare ancora
per molto tempo.
Miliardi di dollari sotto i mari
La caccia dei tesori sottomarini non è
un’attività moderna. Secondo
alcuni esperti, la quarta parte di tutto
l’oro e di tutto l’argento estratti
dalle viscere della terra è scomparsa
nel fondo marino, affondata da tempeste
e cicloni. L’unica certezza è
che centinaia di velieri, negli ultimi cinque
secoli, sono colati a picco portandosi dietro
casse di dobloni e lingotti: una ricchezza
che per potrebbe valere fino a 170 miliardi
di dollari. Ma le aspettative dei nuovi
“pirati” sottomarini sono state
frustrate, finora, da bottini ben più
magri del previsto: le ricchezze scoperte
non sono mai state tanto favolose come quelle
descritte dai diari di bordo dei navigatori
seicenteschi. Non solo: il recupero di un
tesoro sottomarino, e in generale dei resti
di una nave affondata, è un’operazione
molto costosa.
I primi tentativi: il tesoro della “Florencia”
Una delle prime cacce al tesoro lanciate
dall’uomo, fu quella del mitico galeone
portoghese “Florencia”, famoso
per il suo carico di gioielli, oro e armi.
Quando la nave affondò, a bordo c’erano
400 soldati e 100 marinai. Ma non si trattò
di cause naturali. Fu attaccata dai pirati,
e colò a picco a soli 20 metri di
profondità a ovest della Scozia.
I primi tentativi di riscatto iniziarono
già nel ‘500, ma la profondità-
per quei tempi- era insuperabile e le tecniche,
indubbiamente, molto scarse. Nel 1730 diverse
immersioni diedero mediocri risultati: poche
monete d’oro e un cannone di bronzo
di tre metri. Nell’800 si tornò
all’attacco, grazie all’invenzione
dei primi “scafandri” da sommozzatore,
ma i resti della “Florencia”
erano stati ricoperti dai secoli e dalla
sabbia, e il luogo esatto dell’affondamento
fu determinato soltanto all’inizio
del ‘900. Ancora una volta, il bottino
fu deludente: armi e poco più. Di
oro e pietre preziose neanche l’ombra.
Nel 1950, quando fu lanciata l’ultima
spedizione, i sub ritrovarono solo gli scheletri
dei marinai.
Il viaggio dell’oro: dalle Americhe
alla corte di Spagna
La scoperta dell’America diede il
via a centinaia di spedizioni e viaggi impossibili,
spesso terminati a decine di metri di profondità.
Si calcola che fra il 1530 e il 1560, soltanto
a Siviglia, arrivarono 101 tonnellate d’oro
e 567 tonnellate d’argento. Tutte
via mare. Fra le spedizioni più clamorose
(e fortunate), quella del cacciatore britannico
William Phips, che nel 1867 cercò
di riscattare il mitico tesoro della “Nuestra
Señora de la Concepción”,
un galeone affondato nel ‘600 davanti
a Santo Domingo. L’inglese riuscì
nell’impresa: a bordo trovò
26 tonnelate d’oro e d’argento,
che ovviamente furono trasportate a Londra.
Fino all’ultima moneta.
Una caccia senza regole: i nuovi “pirati"
Il caso della “Deliverance”
e la disputa internazionale fra spagnoli
e statunitensi non è una novità.
Nel 2001, una compagnia australiana annunciò
la scoperta del galeone “Nuestra Señora
del Pilar”, affondata nel giugno del
1690 nelle acque del Pacifico, di fronte
all’isola di Guam. A bordo, oltre
a 120 marinai e 22 missionari francescani,
c’erano 43 soldati spagnoli, con l’incarico
di vigilare il prezioso carico d’oro.
La società che ha avviato le operazioni
di ricerca, ha già avvertito la Spagna:
il 25% del tesoro andrà nelle casse
del governo di Guam, ma agli spagnoli nemmeno
una moneta d’oro. E’ solo una
delle tante guerre sottomarine in atto nelle
acque di mezzo mondo: Paesi di antiche tradizioni
navali, come la Spagna e il Portogallo,
chiedono da anni un accordo internazionale
che stabilisca definitivamente le regole
per la caccia ai tesori. Ma non sono tutti
d’accordo: le Filippine non vogliono
rinunciare ai possibili favolosi bottini
che riposano nelle loro acque.
(17 GENNAIO 2003; 0RE 11:50)
Fonte: Il Nuovo.it
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