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Sydney
punta a proteggere i suoi coralli
Australia
vara piano per proteggere la barriera corallina
Nel più
esteso parco marino al mondo saranno vietate
pesca e navigazione. Lo ha deciso il governo
di Sydney. Ma il progetto lascia scontenti
molti, ambientalisti compresi
SYDNEY - Abolire la pesca e la navigazione
in quasi un terzo della Grande barriera
corallina australiana. Questi i primi provvedimenti
che il governo di Sydney metterà
in campo per proteggere la biodiversità
nella più grande meraviglia naturale
del Paese. L'imperativo è dunque
valorizzare e salvaguardare il più
esteso parco marino del mondo.
A presentare il piano di riclassificazione
delle diverse zone della barriera è
stato il ministro federale dell'Ambiente
David Kemp. Il progetto della Great Barrier
Reef Marine Park Authority estende di sei
volte, ovvero fino a quasi un terzo dell'area,
le 'zone verdi', in cui è proibito
pescare e navigare. Le aree "protette"
del parco marino, che si estende per una
superficie complessiva di 350 mila chilometri
quadrati, passeranno dal 4,6 per cento al
32,5. Un'ampliamento che prevede l'incorporazione
di nuove vaste aree della sezione meridionale
della barriera.
Ma il piano non è stato accolto
da tutti favorevolemente. A plaudire al
progetto infatti solo le organizzazioni
turistiche e parte degli ambientalisti.
Per altri permangono riserve. In particolare
alcuni sostengono che le misure di protezione
siano ancora insufficienti. Il timore infatti
è per il fenomeno dell' "annacquamento"
in fase di realizzazione. Portavoce di queste
perplessità il leader dei Verdi Bob
Brown, che dice: "La barriera corallina
è esposta alle minacce più
gravi dalle attività condotte fuori
di essa".
Ancor più inferociti i pescatori
commerciali. Perché non solo pensano
che le restrizioni potrebbero danneggiare
gli operatori e le piccole comunità
costiere che dipendono dalla pesca. Ma anche
perché per questi non sono previsti
risarcimenti. Secondo il presidente della
Seafood Industry Association, Duncan Souter,
il piano farà concentrare gli sforzi
di pesca in aree più piccole causando
maggiore pressione sulle risorse ittiche
che sono già in declino.
(3 GIUGNO 2003, ORE 16.00)
Fonte: Il Nuovo.it
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