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Il mondo salva le ultime balene grigie del
Pacifico
Sopravvive
un centinaio di esemplari, soltanto il Giappone
si oppone
di Enzo La Penna
21 luglio 2004
NAPOLI Tra
tutte è la specie, è quella
che corre maggiormente il rischio di estinzione:
secondo gli ultimi dati, della balena grigia
del Pacifico occidentale sono rimasti appena
un centinaio di esemplari, di cui solo 23
femmine in grado di riprodursi. Ma la minaccia
stavolta non è rappresentata tanto
dalle fiocine delle navi baleniere, quanto
dal petrolio: le trivellazioni in atto al
largo dell'isola di Sakhalin, nell'estremo
oriente russo, stanno infatti creando seri
problemi alla sopravvivenza di questi cetacei.La
questione ha tenuto banco ieri alla riunione
della Commissione baleniera internazionale
(Iwc) in corso a Sorrento dove è stata
approvata all'unanimità la risoluzione
in difesa della balena grigia. L'iniziativa
è stata di Gran Bretagna, Sud Africa,
Belgio e Germania: con essa si invitano tutti
gli Stati a difendere gli esemplari e si approva
un rapporto della stessa Commissione secondo
per i quali la costruzione dell'oleodotto
sottomarino di Sakhalin rappresenta «una
minaccia per la popolazione occidentale della
balena grigia». Cosa stia avvenendo
in quelle acque tempestose del Pacifico lo
ha spiegato il Wwf. Ogni primavera - raccontano
gli ambientalisti - le balene risalgono le
coste orientali dell'Asia fino all'isola di
Sakhalin e da maggio a ottobre vi allevano
i loro piccoli. I mammiferi, in questo ambiente
ricco di risorse alimentari, si preparano
ad affrontare il rigore dell'inverno. Ma tutto
è cambiato quando è cominciato
lo sfruttamento dei giacimenti di gas e di
petrolio: le esplosioni e le trivellazioni
provocano un frastuono che spinge lontano
le balene, costrette ad abbandonare i luoghi
dove trovavano sostentamento. Una situazione
che si sarebbe aggravata con la costruzione
di una nuova piattaforma di trivellazione.Quello
messo a segno ieri sulla balena grigia non
è il suolo punto a favore degli ecologisti.
L'incontro di Sorrento sta infatti facendo
registrare significativi successi di quei
paesi, tra i quali l'Italia, che si battono
contro la caccia commerciale alle balene,
come dimostra la votazione di lunedì
quando per il no si schierarono 29 paesi contro
24, con il Giappone in testa alla lista degli
«sconfitti». Tanto che ieri da
Tokyo è giunta l'indiscrezione secondo
la quale il Paese del Sol Levante potrebbe
lasciare la Commissione baleniera internazionale
(Iwc) se il gruppo dei paesi che fa pressione
per abolire la caccia alla balena dovesse
diventare così forte da vincere la
battaglia sulla caccia commerciale dei cetacei
in via d'estinzione. «Se i paesi schierati
contro la caccia rimangono sulla loro posizione
e appesantiscono la riunione, ci ritireremo
dalla commissione», ha detto Hideki
Morinuke, un responsabile del Ministero della
Pesca di Tokyo.Il Giappone ha solo in teoria
interrotto la pesca commerciale della balena
dal 1988, quando entrò in vigore la
moratoria internazionale che vieta sia la
pesca commerciale sia l'uso della carne delle
grandi balene. Ma vuole reintrodurre la caccia
commerciale per la piccola balena dell'Antartico.
Il peso della tradizione in estremo oriente
è molto forte: in Giappone la maggioranza
sostiene infatti che la caccia della balena
è un rito culturale, in qualche modo
«purificatore», che dura una notte
intera e dà al pescatore un ruolo di
grande «cacciatore». La carne
del cetaceo è considerato un cibo privilegiato
che aiuta i bambini a crescere.L'Italia è
invece schierata tra i paesi maggiormente
impegnati nella difesa delle balene: «Ricercatori,
ambientalisti ed amministratori chiedono di
adoperarci per la salvaguardia dei cetacei
e il nostro governo è fortemente impegnato
a dare un contributo attivo a questa causa»,
ha detto ieri a Sorrento il sottosegretario
del ministero delle Politiche Agricole Paolo
Scarpa Bonazza. Un atteggiamento, quello italiano,
sottolineato dall'adesione alla iniziativa
di Greenpeace che ieri ha esposto una torta
azzurra a forma di balena, avvolta da una
rete di cioccolata, all'ingresso dell'hotel
che ospita i lavori della Commissione. E a
tagliare la prima fetta sono stati i capi
delegazione di Italia, Gran Bretagna e Nuova
Zelanda.
Fonte: La Stampa Web |
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