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Archipelago di Raja Empat - Filippo

Quando ne ho sentito parlare per la prima volta, il loro nome suscitò in me fantasie d’altri tempi! “Raja Empat”, “Iran Jaya”, “L’Arcipelago dei Quattro Raja”; non so perché, ma davanti ai miei occhi avevo i vecchi film di Sandokan, dove un veliero si aggirava in un mare verde smeraldo tra isole ricoperte di lussureggianti foreste, abitate da popoli sconosciuti. Esisterà ancora un luogo così? La mia curiosità portava dritto alle immersioni… che sorprese poteva riservare un mare così incontaminato e lontano da tutto? La

risposta mi veniva offerta immediatamente. Una nuova barca effettuava crociere su rotte tutte da scoprire e dove la maggior parte delle immersioni avvenivano in esplorazione su reef poco conosciuti.
Cos’altro aspettare? Passaporto in regola, borsa sub, un ultimo controllo a tutta l’attrezzatura ed eccomi in aeroporto in attesa del volo per Manado, “sosta obbligata per giungere a destino”. Il viaggio è lungo ma ne vale davvero la pena; dal grande Boeing della pista di Fiumicino si passa al piccolo bi-elica dell’aeroporto di Sorong una piccola striscia d’asfalto ai margini della foresta. Aspetto il prezioso bagaglio con un pò di ansia, e finalmente lo vedo arrivare, trasferimento in porto ed ecco l’Ondina, un bellissimo Motor Sailing in legno costruito in stile indonesiano; tutti a bordo, si salpa!
L’eccitazione del momento fa svanire la stanchezza del viaggio, mitigata dalla notte di riposo a Manado; il primo soffio di vento che sfiora la faccia è il segnale che una nuova avventura sta per iniziare. Mi sento come quei marinai che tanti hanno fa solcavano questi mari in cerca di avventure e tesori da conquistare, ed anch’io avrò un tesoro da portare via: emozioni, ricordi e dozzine di fotografie da scattare sopra e sotto questo angolo di paradiso.
Iran Jaya è la punta estrema della più grande isola al mondo, Papua Nuova Guinea, politicamente divisa in due: la indipendente Papua Nuova Guinea (PNG) la metà più a est, e la provincia dove l'Indonesia finisce la sua estensione orientale, chiamata Papua e precedentemente conosciuta proprio con il nome di Irian Jaya.
Vento a dritta e rotta verso Kri, una delle centinaia di piccole isole che si trovano a nord-ovest di Sorong. Ricard, la guida sub, inizia a spiegare come si svolgerà la giornata; al di là delle solite raccomandazioni e spiegazioni, la cosa che più mi affascina sono le descrizioni delle immersioni e delle escursioni a terra. Le prime immersioni, compreso l’immancabile chek-dive, vengono svolte a Gam e Bomba, due piccole isole vicino alla più grande Waigeo, a circa tre ore di navigazione da Sorong. Maschera e pinne al seguito ed il gommone sfreccia veloce verso il primo punto d’immersione, Sardine Reef si trova proprio sul costone di Gam, dopo tanto parlare è arrivato finalmente il momento di trovare risposte alle mie domande. Non resta che allacciare il GAV, controllare l’aria e via in acqua, giusto il tempo di compensare la pressione nelle orecchie e dare un’OK di rito alla guida e mi trovo a sorvolare un giardino di corallo, con uno scenario che ha dell’irreale! Gorgonie di oltre tre metri di altezza e alcionari dai mille colori, completamente protesi a prendere nutrimento dalla corrente, sempre costante per tutta l’immersione. La visibilità è buona, nonostante la grande quantità di plancton, ma questa può variare tantissimo in base all’andamento delle correnti, come successivamente spiega Ricard. La quantità di pesce è eccezionale, sembra di essere completamente circondati, banchi di centinaia di barracuda sfilano compatti, grossi carangidi e squali pinna bianca, pattugliano costantemente il reef, mentre sotto le distese di corallo duro è facile incontrare pacifici Wobegong che riposano indisturbati sulla candida sabbia. I veri padroni di casa sono però i Platax, che accompagnano tutta l’immersione. La lancetta del manometro si sposta sulla zona rossa, è il momento per riguadagnare la superficie. Un solo pensiero mi accompagna per tutta la sosta di sicurezza: se questo è il check-dive cos’altro aspettarsi? Quali altre meraviglie nasconde questo paradiso?
L’Ondina fa rotta verso la piccola isola di Bomba ed eccomi ancora pronto sul gommone per immergermi a “Mike’Point”. Lo scenario non è molto differente dall’immersione precedente, riesco quindi a superare lo sbalordimento iniziale per dedicarmi alla ricerca di tutti i piccoli abitanti che possono trovare rifugio sul reef. Non posso credere ai miei occhi, un cavalluccio marino pigmeo mi appare davanti, faccio non poca fatica per non perderlo di vista, è poco più grande di una moneta e così ben mimetizzato che sembra uno dei piccoli rametti della stessa gorgonia dov’è nascosto, meraviglioso! Tornato a bordo, con i compagni di viaggio, non si fa altro che parlare dei bellissimi incontri appena fatti, ma una crociera con l’Ondina non è soltanto un’avventura sottomarina, bensì un viaggio al centro dell’Indonesia, per scoprirne il mare, la terra, la gente e loro tradizioni. Mai durante una crociera subacquea avevo avuto la possibilità di poter vedere così da vicino cosa accadesse sulle isole, poiché normalmente venivano viste come un comodo ridosso per l’ormeggio; mai come in Indonesia ho sentito così vivo il contatto con la gente locale e la natura dove essi vivono. Ritrovarsi tutti a cena come vecchi amici ed ascoltare i racconti dei pescatori che emozionati ci spiegavano come utilizzavano un vecchio compressore ad aria, lasciato dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale, per pescare senza dover risalire in superficie. Oppure scalare la montagna di Waigeo, con le guide del villaggio che, gentili così come tutti gli abitanti dell’isola, ci hanno accompagnato attraverso la folta foresta per cercare L’Uccello del Paradiso ed ammirare i Tucani.
La vista della baia sottostante dall’alto della cima, è un’altra emozione da togliere il fiato, vicino a due isolette che sembrano smeraldi incastonati in un mare color cobalto, l’Ondina è all’ancora che aspetta solo noi per condurci in altri luoghi per nuove emozioni.
Melissas’s Garden - Forse una delle immersioni più belle di tutta la crociera ed una delle preferite dal comandante Ricard. Situata nei pressi dell’Isola di Gam, a ovest di Waigeo. Si ormeggia nella pass tra due isole che formano un piccolo arcipelago. Nuotando placidamente sul plateau a pochi metri dalla superficie si può ammirare in tutta la sua grandiosità la ricchezza di questo mare. Distese di coralli duri fanno da casa a Wobegong e gattucci, ed un costante movimento di pesciolini di barriera, cercando di sfuggire ai loro predatori, danno vita ad un balletto coloratissimo. Di notte poi sa offrire il meglio di se quando la miriade di crinoidi escono dai loro rifugi e in balia della leggera corrente si nutrono del plancton che trasporta.

The Passage - Un fiume di acqua marina che scorre tra due piccole isole completamente ricoperte da mangrovie, che estendono le loro radici fino all’inizio della parete. Allo scenario già suggestivo dell’immersione, si aggiunge una grande quantità di piccoli alcionari che ricopre il fondo e le gorgonie che tappezzano completamente le pareti, sembrano scorrere al nostro fianco, mentre la corrente ci trasporta alla fine del canale. Fermandosi nelle piccole insenature è curioso osservare come i pesci arcieri si guadagnano il pranzo, colpendo con frecce d’acqua gli insetti che sorvolano la superficie. Un vera chicca per tutti i foto/video sub.

Waterlogged - Probabilmente la più bella immersione notturna di tutte le Raja Ampat. Spostandosi a nord, oltre l’Isola di Batang, ormeggiati in una bellissima laguna, ci si immerge scendendo lungo una parete costellata di gorgonie, spugne e alcionari, e dove migliaia di microrganismi trovano riparo al loro interno e nelle numerose grotticelle che si aprono sulla parete. “Gost pipe fish”, pesci foglia, cavallucci marini pigmei oltre a granchi e gamberetti, nascosti tra i coralli aspettano solo di essere notati; un occhio attento è però necessario per scoprire questo meraviglioso micro mondo sommerso.

Palau Wai – Relitto del P47 Thunderbid - Per gli amanti dei relitti, Iran Java sa offrire due immersioni molto interessanti. Durante la II° Guerra Mondiale due P47 Thunderbird, a causa della mancanza di carburante, in un sorvolo a bassa quota hanno ammarato a poca distanza tra loro. Sono perfettamente conservati grazie al lieve impatto con il mare. A causa della differente profondità non è possibile ammirarli in una sola immersione. Il primo si trova a circa 25 metri e il secondo a 35. Quasi completamente ricoperti da alcionari e spugne, sanno regalare numerose emozioni.

Queste sono solo alcune delle immersioni che hanno già un nome, ma tante ancora aspettano di essere scoperte. L’itinerario svolto non è sicuramente un viaggio adatto a tutti, ma a coloro che cercano emozioni vere, in luoghi incontaminati. Immergersi su coralli dove nessuno è mai passato prima, è qualcosa che in pochi possono dire di aver fatto. La barca effettua questo tipo di crociera per tre mesi all’anno, mentre per il restante periodo svolge crociere in itinerari meno selvaggi, ma altrettanto affascinanti. Dall’Isola di Bira all'Isola di Selayar passando per l'Isola di Bonerate, il Parco Nazionale di Takabonerate e di Komodo-Rinca ad ammirare i Draghi di Komodo, oppure da Maumere a Kendari, visitando Alor, l'Isola di Gunung Api, Lucipara e Penyu, Isole di Banda, Gorong e Misool.

 
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